Jean-Louis Frechin
Jean-Louis Frechin è un designer e architetto francese specializzato nel design digitale e nell’innovazione.
Formatosi all’École nationale supérieure d’architecture de Paris-Villemin e all’École nationale supérieure de création industrielle, ha insegnato all’École supérieure d’art et de design d’Amiens e all’École nationale supérieure de Création Industrielle (Ensci/Les Ateliers), dove ha fondato l’Atelier de Design Numérique e l’atelier FAbLab.
Dal 2001 dirige NoDesign, agenzia di design e innovazione. Progetta quelli che lui stesso definisce neo-oggetti: oggetti capaci di produrre, raccogliere o trasmettere informazioni, e di reagire a dati diversi nell’ambito di progetti industriali, culturali o di ricerca.
Come è nata La Lampe Frechin?
Jean-Louis Frechin — Il primo a venire a trovarci è stato Frédéric Winkler e c’è stato un incontro, una comprensione reciproca di ciò che facevamo e di ciò che volevamo fare. La storia di questa lampada è nata così.
Cosa rappresenta La Lampe Frechin?
JLF — Ho sempre cercato di portare il design nel digitale, di trasformare gli oggetti in interfacce: è davvero ciò che mi caratterizza. Le luci, le lampade, sono in definitiva interfacce che ci permettono di vivere la notte e che evolvono con noi durante il giorno. Le lampade illustrano perfettamente il modo in cui cerchiamo di creare oggetti nuovi, dotati di comportamenti, emozioni e poesia, animati da tecnologie che scompaiono per lasciare spazio alla meraviglia.
Lavorando sulla luce in modo diverso, modificando il raggio luminoso iniziale, abbiamo condotto delle ricerche per cercare di trasformare la nostra percezione della luce e trasformare questi LED che tutti conosciamo in qualcosa di più magico, più misterioso. Volevamo creare un oggetto nuovo, di cui non si sappia bene cosa sia: un tubo, una lampada, un apparecchio scientifico, un oggetto che non serve a nulla, se non a essere poetico.
Lampe Frechin
Jean-Louis Frechin e i team di DCW éditions
Frechin A Table
Potrebbe descriverci questa interfaccia?
JLF — L’idea era quella di creare un oggetto che si inscrivesse in una sorta di storia e di modernità, ma soprattutto di magia e poesia. La maggior parte degli oggetti progettati da No Design sono interfacce, sono cose che si manipolano, e mi è sembrato interessante, con La Lampe Frechin, illustrare ciò che amiamo fare: trasformare l’oggetto in un’interfaccia e in uno strumento che si possa manipolare. Per questo bisogna poterlo prendere, afferrarlo e creare quel connettore che permette all’energia e alla luce di sprigionarsi nel tubo. È quindi un oggetto che si può manipolare e di cui si può, in definitiva, quasi scegliere il design: siete voi a essere corresponsabili del modo in cui la lampada viene disposta.
Una parola per concludere…
JLF — Rompere i codici, non stare nei soliti compartimenti, ma andare altrove: è quello che abbiamo cercato di fare. Prendere culture che non appartengono alle culture classiche per trasformarle in oggetti e, alla fine, fare in modo che questi oggetti parlino alle persone. Ognuno può vedervi un po’ di scienza, di scienza antica, di scienza nuova, di magia, un raggio luminoso. E questo significa che le persone adottano l’oggetto, se ne appropriano: significa che l’oggetto parla loro.
«Le lampade illustrano perfettamente il modo in cui cerchiamo di creare oggetti nuovi, dotati di comportamenti, emozioni, poesia e animati da tecnologie che scompaiono per lasciare spazio alla meraviglia.»
Lampe Frechin
Lampe Frechin
Lampe Frechin
Frechin A Table
Lampe Frechin